La stagione degli affondi sull
'articolo 18 sembra già lontana. Stando alle dichiarazioni del
ministro Passera, ora la priorità è la coesione sociale e l'occupazione. E anche la
riforma del lavoro varata dalla sua collega
Fornero sembra tenerne conto, con
emendamenti bipartisan che fissano
redditi minimi e stabiliscono alcune
garanzie per i precari. Su tutti, i
contratti a progetto -
676mila in Italia, circa il
47% degli oltre 1,4 milioni di parasubordinati - e le finte
partite Iva, "finte" nel senso che mascherano un rapporto di lavoro che di autonomo ha ben poco.
Ecco in sintesi le
modifiche previste dagli emendamenti alla riforma proposti dai relatori Treu e Castro.
Una giusta retribuzione per i CocoproE' forse la novità principale a
tutela dei precari e "compensa" i minori vincoli voluti dal Pdl sulle partite Iva. Il primo emendamento presentato riguarda la
retribuzione per i collaboratori a progetto (Cocopro) che dovrà avere un
minimo stabilito per legge, un "salario di base", come lo ha chiamato l'ex ministro Treu. L'ammontare sarà stabilito periodicamente da un decreto del Ministero del Lavoro in base alla
media tra le tariffe del lavoro autonomo e dei contratti collettivi nazionali.
La riforma prevede anche un "
paracadute" per i Cocopro che
perdono il lavoro. Nei prossimi tre anni, in via sperimentale, i collaboratori a progetto avranno una sorta di TFR o indennità di disoccupazione. Ad esempio, chi ha lavorato da 6 a 12 mesi prenderà circa
6mila euro di "liquidazione".
Partita Iva "vera o falsa"? Lo spartiacque è a quota 18mila euro
Una priorità della riforma è quella
distinguere le partite Iva dei veri consulenti (lavoratori autonomi) da quelle che
mascherano un rapporto di lavoro subordinato, spesso imposte dalle aziende. Gli emendamenti proposti pongono dei vincoli ma lasciano alle
aziende le mani un po' più libere rispetto alla prima versione delle riforma.
In pratica con le ultime modifiche saranno considerate "
vere" le partite Iva che producono un reddito annuo lordo di
almeno 18mila euro. Al di sotto di questa soglia scatta una presunzione automatica di subordinazione e l'
azienda dovrà assumere il professionista.
Devono però ricorrere
anche 2 delle seguenti condizioni (anch'esse rese meno stringenti per le aziende rispetto alla prima versione):
• il rapporto di collaborazione deve durare
più di 8 mesi all'anno (prima il tetto era di 6 mesi)
,• il reddito che arriva dall'azienda deve superare l'
80% dei redditi complessivi del collaboratore (prima 75%);
• il collaboratore deve avere una
postazione di lavoro "
fissa" presso il committente, cioè una scrivania, come ha spiegato Treu (prima era una generica "postazione").
(A.D.M.)